Divide et riforma

La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, si lamenta degli incontri bilaterali che il governo intrattiene con le varie confederazioni (Cgil compresa): i quali, secondo lei, ricalcano il “metodo Sacconi” che complicherebbe tutto. In realtà Maurizio Sacconi ha concordato con i sindacati responsabili una serie ragguardevole di intese, alcune firmate anche dalla Cgil, come quella sulla riforma dell’apprendistato, molte altre no.
6 GEN 12
Ultimo aggiornamento: 18:43 | 9 AGO 20
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La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, si lamenta degli incontri bilaterali che il governo intrattiene con le varie confederazioni (Cgil compresa): i quali, secondo lei, ricalcano il “metodo Sacconi” che complicherebbe tutto. In realtà Maurizio Sacconi ha concordato con i sindacati responsabili una serie ragguardevole di intese, alcune firmate anche dalla Cgil, come quella sulla riforma dell’apprendistato, molte altre no. Peraltro la prassi degli incontri bilaterali non è certo una novità. Da sempre la controparte delle confederazioni, imprenditoriale o pubblica, cerca di comprendere le motivazioni con cui ogni organizzazione sindacale sostiene la piattaforma rivendicativa, anche quando questa è stata presentata in modo unitario.
Non si tratta di una tecnica di divisione degli interlocutori, ma dell’esigenza di capire qual è per ciascuno di loro quello che in sindacalese si chiama “il punto di caduta”, cioè l’accordo possibile. Quando poi, come nel caso attuale, le motivazioni sostenute dalle confederazioni non coincidono e non si punta a un accordo di tipo classico ma a una consultazione approfondita, al termine della quale l’esecutivo si assumerà le sue responsabilità lasciando alle confederazioni le loro, la comprensione degli argomenti di fondo è ancora più essenziale. Le riunioni collegiali a questo fine sono perfettamente inutili. Anche in momenti caratterizzati da una maggiore unità tra le confederazioni, l’incontro collegiale serviva per stilare l’accordo, già preparato nelle verifiche condotte separatamente, magari attraverso canali di mediazione più o meno riconosciuti.
La Cgil conosce benissimo questi meccanismi, che sono tipici delle trattative che puntano a una conclusione negoziale. Oggi insiste nel formalismo perché teme che, alla fine, le altre confederazioni entreranno nel merito di una discussione difficile sul superamento del dualismo nei rapporti di lavoro e la Cgil resterà ancora una volta isolata nella proclamazione di principii conservatori. Partecipare a un tavolo di negoziato per sabotare l’accordo è stata la tecnica usata più volte da Guglielmo Epifani, e ha messo la Cgil in un vicolo cieco. Susanna Camusso, a differenza del suo predecessore, ha esperienza di negoziato e un certo realismo nella valutazione dei rapporti di forza. Questo dovrebbe indurla, prima o poi, a rendersi conto che il fronte del rifiuto porta il sindacato alla sconfitta.